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29 ottobre 2026

Non serve sapere dove porta, serve cominciare

Se mentalmente non si è sereni, la voce non risponde nel modo in cui vorremmo. Quando un problema ci sembra insormontabile, la forza sta nel fare il primo passo.

Ti senti in stallo e non sai quanto, in realtà, possa valere il coraggio di compiere il primo passo. I momenti di stress, ansia e confusione di certo non mancano. Pensiamo che, per stare meglio, dobbiamo prima riuscire a risolvere quello che abbiamo dentro la testa, o capire l'emozione che stiamo provando, e che solo dopo ci sentiremo meglio.

Soprattutto in un ambito come quello musicale dell'opera e del teatro, bisogna considerare l'importanza dello stare bene psicologicamente per chi canta: si sa che, se mentalmente non si è sereni, la voce non risponde nel modo in cui vorremmo. Una delle prerogative per cantare bene è quindi essere sereni, ed è naturale pensare di dover prima capire cosa non va per poterlo risolvere.

Nell'approccio strategico di Giorgio Nardone e Paul Watzlawick, però, proprio il tentativo di risolvere il problema pensandoci può finire per mantenerlo. Cosa faccio? Come posso risolvere questo problema? In realtà la risposta più efficace per contrastare queste emozioni è proprio agire. È il principio dell'attivazione comportamentale, un approccio della psicologia clinica: l'umore tende a seguire l'azione, non a precederla. Non si può pensare di dire "quando starò meglio, allora agirò": è dall'azione che si inizia a stare meglio. Fare, iniziare con azioni concrete a cambiare le cose, sarà proprio quello che ti aiuterà a uscire da quella spirale vorticosa di pensieri che si aggrovigliano e ti fanno venire ansia.

Quando un problema ci sembra insormontabile, o così grande che non sappiamo come affrontarlo, si rischia di restare nell'immobilità e di non riuscire mai ad affrontarlo e, di conseguenza, a superarlo. Basta in realtà trovare una cosa minima su cui agire, iniziare a cambiare quella farà cambiare poi tutto il corso delle cose, come in un domino. Si comincia da una tessera sola, e ogni tessera che cade fa cadere quei pensieri che, uno dietro l'altro, sembravano insormontabili. Questo, è ciò che, lo psicologo Karl Weick chiamava small wins, piccole vittorie: risultati concreti, che rendono un problema enorme qualcosa su cui si può lavorare. Weick parlava di problemi sociali, ma il principio vale anche su scala personale. Può essere l'iscrizione a un concorso, iniziare a chiedere consigli a insegnanti diversi a cui poter fare riferimento, un messaggio, una chiamata, prendersi qualche giorno di stop, fare una cosa che rimandavamo da troppo tempo. Ovviamente non sarà un messaggio inviato a risolvere tutto, ma questo piccolo passo interrompe la spirale di immobilità in cui si era caduti inizialmente, e da lì avrai la forza e il coraggio di farne un altro. Così si scioglie quel sistema mentale per cui ti sembrava di non poter agire.

Chi sale su un palco lo sa bene. In The Inner Game of Music, Barry Green e Timothy Gallwey descrivono la parte mentale della musica come una partita giocata contro avversari sfuggenti: nervosismo, dubbio su di sé, paura di fallire. Questi, sono problemi che tutti noi cantanti ci troviamo ad affrontare, sia chi deve ancora iniziare la carriera sia chi è già in carriera. Per chi comincia c'è l'ansia che un primo passo falso possa compromettere l'inizio del percorso. Chi è già affermato ha invece il peso del giudizio sulle spalle, nei grandi teatri anche un solo errore può pesare a lungo e mettere a rischio quello che si è costruito con tanto sudore. E più le performance sono importanti, più cresce lo stress. Come si combatte tutto questo? Agendo! Cantando, buttandosi sul palco, sapendo ovviamente di aver fatto tutto il possibile per essere pronti al meglio delle proprie capacità. Nei miei primi concorsi avevo molta ansia, ma più ne facevo, meno ne avevo. Mi sono messa in gioco, ne ho fatti diversi, e questo mi ha aiutata a ridurre l'ansia, perché ho messo in campo delle azioni concrete. Iniziare questo tipo di processo, ossia: fare delle azioni concrete è il principio alla base del coaching. Non si lavora per capire all'infinito perché ci si sente bloccati, ma per definire un obiettivo e trasformarlo in azioni concrete, una dopo l'altra (per esempio: mandare un messaggio, fare una chiamata, iscriversi a un concorso, cambiare insegnate, mandare candidature per nuove opportunità, ecc ecc…). Non ignorare l'emozione e non aspettare che passi da sola per muoverti.

Si parte sempre da una cosa piccola, da un piccolo passo. In questo modo, da che sembrava che nulla potesse cambiare, ti accorgerai che le cose invece cambieranno. Non puoi sapere dove ti porteranno, su che strada stai andando, non conosci ancora la destinazione, ma sai comunque che, bene o male, hai cambiato strada.

Per approfondire

  • Jacobson, Martell, Dimidjian e altri, studi sull'attivazione comportamentale; Martell, Dimidjian, Herman-Dunn, Behavioral Activation for Depression, Guilford.
  • Weick, K. E. (1984), Small wins: Redefining the scale of social problems, American Psychologist, 39(1), 40-49.
  • Nardone, G., Watzlawick, P., L'arte del cambiamento, Ponte alle Grazie.
  • Green, B., Gallwey, W. T., The Inner Game of Music.